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Leggi e inclusione nel passato e nel presente
Dopo che è stato ben spiegato cosa è la sociologia giuridica (e la sociologia visuale) e di cosa si occupa ci è chiaro il motivo per il quale è importante parlare di società, accarezzata da continui cambiamenti culturali, economici e politici, adornata da singoli individui ognuno dei quali produce un minimo cambiamento all'interno di essa, questi cambiamenti che si intersecano fra loro, vanno a formare ciò che noi chiamiamo mutamento sociale. È importante precisare che la sociologia giuridica va distinta dalla psicologia giuridica, la quale si occupa di studiare la sfera interna dell'individuo; la sociologia giuridica tende a prestare la propria attenzione alle dinamiche sociali e come queste vengono influenzate dalle norme sociali, che possono consistere in comportamenti reiterati nel tempo e fatti percepire come giusti anche se non trovano testo da alcuna parte. La società con le sue norme è sempre esistita, quindi i cambiamenti insiti a lei stessa sono sempre stati presenti. Il tema che proponiamo come è già stato detto sono le DONNE nel passato, nel presente e nel futuro e le norme/diritti a lei attribuiti. Perché le donne? Per quanto riguarda l'aspetto legislativo, le donne, insieme ad altre minoranze vulnerabili come gli anziani, le persone con disabilità e gli immigrati, rappresentano al meglio l'evoluzione del nostro sistema normativo, ci riferiamo sia alle fonti scritte e fonti non scritte. Pensiamo ai diritti attribuiti alla donna del passato e l'emancipazione conquistata dalle donne di oggi. Le donne italiane di oggi possono esprimere la loro preferenza politica e far valere il loro pensiero, lavorare, andare al bar da sole, viaggiare senza essere accompagnate, indossare le minigonne ecc…; le donne di ieri venivano vendute dalla propria famiglia perché una figlia femmina veniva vista come un peso, avevano bisogno del proprio marito o padre di famiglia per esercitare qualsiasi azione importante (soprattutto se ricche; se povere potevano lavorare al massimo nei campi). Le donne prima venivano viste come essere inferiori, incapaci di pensare, di esprimere la propria opinione, erano un oggetto che l'uomo doveva usare a favore dei propri bisogni. Stupro, violenza, aggressioni e omicidi nei confronti della donna prima erano apparentemente normali mentre, attualmente è possibile dire con fierezza che questi atti così tanto atroci vengono considerati deplorevoli e puniti direttamente dallo Stato con l'applicazione di leggi molto severe. Purtroppo, con rammarico queste forme di violenze e oppressione vengono ancora esercitate sulla donna perché fisicamente più debole e incapace di difendersi di fronte ad atti fisici da parte di un uomo, ci tengo a ricordare il caso appena successo della quasi mamma Giulia Tramontano, ma quella è un'altra storia. 'Voi siete il sesso debole' dicono gli uomini piccoli che hanno paura delle donne, i quali per nascondere la loro insicurezza riversano tutta la loro rabbia e frustrazione su donne che hanno 'poco rispetto' per loro stesse o che non conoscono davvero l'amore (in fin dei conti queste ultime si lasciano abbagliare dal loro bel viso entrando in un loop dove molto spesso non si trova via di uscita anche se in realtà c'è sempre!). Una prima proposta e un primo obiettivo per aiutare la donna di oggi sarebbe quella di incentivare la bellezza interiore e non solo quella esteriore, di insegnarle a volersi bene, ad aiutarle a sostenere il rispetto per loro stesse perché quando si cresce in una famiglia con genitori anaffettivi che non hanno una bella considerazione di noi tenderemo a scegliere persone che nei nostri confronti non hanno una visione positiva dal momento in cui anche noi non crediamo di meritare di meglio, questo è chiamato bisogno dell'autoconferma ed è una branca della psicologia sociale. È importante supportare l'iniziativa di percorsi di integrazione sociale e lavorativa costruendo delle apposite strutture che permetta loro di ritrovarsi dopo aver vissuto in un tunnel dal quale non credevano di poter uscire. La donna viene denigrata e, spesso, si sente denigrata sotto l'aspetto economico, soprattutto quando oltre ad essere donna è anche mamma. Se sei mamma di un neonato devi lasciare il lavoro per un determinato periodo di tempo e spesso, in Italia vieni licenziata. Le donne più 'fortunate', ossia quelle che non vengono licenziate, hanno il diritto di avere il permesso di allattamenti, i cosiddetti 'riposi giornalieri' disciplinati dall'art 39 del Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151. Questi permessi prevedono che la donna lavoratrice dipendente, con contratto a tempo determinato o indeterminato, può allontanarsi dalla posizione lavorativa per massimo un'ora o due al giorno (mezz'ora se il bambino usufruisce dell'asilo nido) fino al compimento di un anno di età. Le due ore possono essere usufruite consecutivamente o spezzate, per rendere meglio l'idea lascio qui il link che spiega la questione in modo più approfondito.
Rispetto al passato è stato già fatto un passo dinanzi anche se la donna porta con sé tutta una serie di pregiudizi e standardizzazioni che sono difficili da abbattere all'interno della società nella quale viviamo. A livello lavorativo è possibile parlare di segregazione di genere, segregazione orizzontale e segregazione verticale. Quando parliamo di segregazione orizzontale vogliamo intendere l'idea che le donne sono portate solo per determinati tipi di lavori, quei lavori volti alla cura verso l'altro come l'insegnante, l'infermiera (non medico perché il medico è una figura più autoritaria e quindi non 'adatta' alle donne), l'educatrice, la psicologa, l' assistente sociale e così via…; riguardo la segregazione verticale è possibile prendere in considerazione la metafora 'i soffitti di cristallo' poiché le donne vengono ritenute meno capaci rispetto l'uomo e meno preparate per questo motivo le cariche più alte vengono occupate dall'uomo anche se, in molti casi, meno meritevole della donna. Mi sento in dovere di menzionare il caso di Lidia Poet.
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Nella foto in bianco e nero emerge una donna dall'aspetto curato e determinato, la sua mano con accanto una lentina che poggia accanto al suo viso intesa come simbolo di intellettualità. Lei è stata un avvocato donna, la prima in grado di iscriversi all'albo degli avvocati di Torino con otto voti favorevoli e quattro contrari. Si è laureato con il massimo dei voti presso l'Università di giurisprudenza di Torino. La Corte d'Appello di Torino, tuttavia, su ricorso del Procuratore Generale del Re annulla l'iscrizione sull'assunto che la professione forense fosse un pubblico ufficio e come tale vietato alle donne. Anche la Cassazione, successivamente adita dalla Poët, conferma l'esclusione delle donne dalla professione di avvocato. Questo ci conferma la visione delle donne nell'800: oggetti devoti alla soddisfazione e servitù del proprio uomo. In assenza di leggi che andassero a tutelare la visione delle donne queste ultime cominciano a ribellarsi fino ad ottenere l'attribuzione di tutti i diritti che ad oggi ci sono riconosciuti, la prima ondata del movimento femminista ebbe inizio con la Rivoluzione Francese. Attualmente è possibile parlare positivamente della donna e del lavoro, lo Stato nella parte dei 'rapporti economici', articolo 37 ci indica espressivamente che la donna in linea con l'articolo 3 della Costituzione, il principio uguaglianza, deve avere parità di trattamento rispetto l'uomo:
ARTICOLO 37: Comma I: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore, nel '48 non vi era una parità di trattamento tra uomo o donna, infatti, anche se svolgevano le stesse ore lavorative e lo sforzo richiesto era lo stesso queste ultime erano sempre meno retribuite.
Comma II: Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione, a tal proposito si parla di conciliazione tra vita lavorativa e vita privata. Il legislatore rende effettivo questo servizio attraverso la possibilità di applicare forme di lavoro flessibili, e l'erogazione di servizi da parte dello Stato (come il permesso di allattamento già menzionato) e l'astensione dell'attività lavorativa prima e dopo il parto per un periodo prestabilito, il congedo parentale che ad oggi è esteso anche al papà.
Già la legge 242, legge Carcano sulle donne e sui fanciulli, prevedeva la possibilità della donna di astenersi dal periodo lavorativo prima e dopo il parto e di non essere adibita a lavori pesanti.
Alle donne di oggi, in Italia, spettano tutti i diritti positivi, imposti dallo Stato, e naturali, innati nella coscienza di un popolo e soprattutto i cosiddetti diritti di personalità, i quali hanno spinto le donne a eseguire le prime mosse verso l'emancipazione (purtroppo non possiamo dire che in tutto il mondo sia così perché in alcune nazioni la donna non ha neanche il diritto all'istruzione e alla patente per esempio). È solo verso la fine dell'800 che le donne in Italia cominciano a vedere riconosciuti alcuni dei basilari diritti umani, per esempio quello dell'istruzione, riconosciuto nel 1874 quando alle donne è consentito l'accesso ai licei e alle università. Nel frattempo, vediamo che nei luoghi nei quali è concentrata maggiormente la fascia femminile nascono i primi sindacati e operai volti a sostenere i diritti delle donne lavoratrici. I progressi legislativi sono invece molto lenti e un primo progresso può essere collocato alla legge già menzionata precedentemente, la Legge Carcano. Questa legge prevede il contrasto dello sfruttamento nei confronti delle donne e dei minori e indice questi ultimi di lavorare per massimo 12 ore al giorno. Un altro contributo è dato dalla Legge Sacchi consacrata nel 1919 che vede abolita l'autorizzazione maritale e consentito alle donne l'accesso ai pubblici uffici, esclusi la magistratura, la politica e l'esercito. Tutti questi progressi vengono denigrati dal regime fascista il quale ricolloca la donna nella posizione di madre-figlia, vengono inasprite le leggi che sottomettono la donna alle scelte di padri e madri. La figura della donna sarà rivendicata negli anni 60, al tempo del boom economico soprattutto sotto l'aspetto legislativo, per esempio viene rivendicato il principio di uguaglianza. L'obiettivo è quello di porre l'attenzione su temi che riguardano direttamente il mondo femminile come la sessualità, l'aborto e la contraccezione, da non sottovalutare il divorzio ai tempi non concesso se richiesto dalle donne. Questo movimento femminista vede cambiare profondamente le abitudini delle donne e la mentalità collettiva, cambia profondamente la visione della donna e il modo in cui queste ultime vengono guardate. Menzioniamo una delle leggi più importanti che hanno cominciato a concretizzare l'emancipazione della donna:
-la legge n. 66 del 9 Febbraio 1963, consente alle donne di entrare in Magistratura.
Nel 1981 potranno far parte del corpo di polizia e nel 1999 ci sarà la loro ammissione nelle Forze Armate. Questa partecipazione nel 'mondo maschile' è molto interessante se pensiamo che ad oggi questo viene percepito (per fortuna) come normalità. Per quanto riguarda il divorzio era già possibile ottenerlo nel 1970 con il rischio per la donna di rovinare la propria reputazione per l'intero ciclo della sua vita e di non ottenere nessun diritto per sé e per i suoi figli. Grazie alla prima legge sul divorzio viene regolamentato un iter di cinque anni, il quale non prevedeva per la donna la possibilità di riconoscere i figli avuti fuori dal matrimonio o dopo il divorzio, sarà solo con la riforma del Diritto di Famiglia del 1975 che anche i figli nati fuori dal matrimonio saranno considerati ugualmente 'legittimi'. Ad oggi l'adulterio del marito è considerato un movente per richiedere la separazione ed è possibile la comunione dei beni. Nel frattempo, le leggi si adattano al nuovo paradigma della società che sta sorgendo, vi è ancora un ostacolo però: il matrimonio riparatore, se qualcuno avesse stuprato una donna avrebbe potuto sposare la sua vittima 'concedendo' il mantenimento ad una dignitosa reputazione; nel 1981 questo atto sarà punito come qualsiasi altro reato. Dal 1978 viene concessa la volontà di interrompere la propria gravidanza in modo volontario, ovvero, per motivi di salute del neonato o della donna e per altri motivi personali, come lo stupro. L'aborto è effettuabile entro i 90 giorni dal concepimento e il costo è coperto dallo Stato, se il feto comporta gravi rischi è possibile abortire fino ai primi 5 mesi di vita. Il 15 ottobre 2013 è stata approvata la L. n. 119/2013 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, che reca disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere". Come emerge dal titolo della Legge verranno ad essere presenti i regolamenti, provvedimenti penali da attribuire alla violenza di genere nei confronti delle donne: per lo stalking e maltrattamento è previsto l'obbligo di arresto immediato e la denuncia è irrevocabile nel caso in cui la vittima avesse dei ripensamenti per timore o per aver subito minacce. La pena è inasprita se l'atto violento avviene in presenza di minori. Queste leggi sono state ottenute con sudore, lacrime, pianti e sofferenze dalle donne che hanno lottato affinché ad oggi si potessero affermare con fierezza le parole 'SONO DONNA'. Purtroppo, attualmente sono ancora molte le donne vittime di violenza, è pur vero che gli obiettivi conquistati fino ad ora sono stati grandi ma vi è ancora molta strada da fare, molta educazione da imporre alla società e soprattutto insegnare agli uomini con un ego molto gonfiato di sé che le donne non sono e non saranno mai di proprietà di NESSUNO. Il percorso verso un'essenziale parità è ancora lungo.
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Da questa immagine tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno, pubblicata il 24 giugno 2014, è racchiuso tutto il discorso della violenza di genere e ci fa capire che in certi casi non bastano le parole o le leggi ma è necessario educare i bambini e le bambine senza stereotipi e senza pregiudizi nei confronti dell'altro genere. È necessario insegnare ai bambini che anche loro possono avere le bambole e giocare a fare i papà, come anche le bambine possono avere le macchinine e giocare a fare le autiste. Ad oggi lo Stato legittima e sostiene le iniziative di privati che sono volti a supportare le donne verso percorsi di autonomia per far sì che queste ultime possano reintegrarsi socialmente soprattutto attraverso una collocazione lavorativa. 'Se sei vittima di violenza chiama il 1522' pubblicizzano coloro che hanno lo scopo di aiutare le donne, la responsabilità è data anche agli operatori sanitari oltre che sociali (psicologo, assistente sociale ecc..) i quali, devono conoscere molto bene i centri e servizi antiviolenza limitrofi al loro paese. Vale la pena dedicare una parte di questo discorso alla Rete Nazionale Antiviolenza, un progetto a sostegno delle donne vittime di violenza da parte del proprio compagno, marito o fidanzato e offre un servizio di call center mediante il recapito telefonico già esposto prima: 1522. All'interno di questo servizio lavorano operatori, aulicamente formati in questo contesto, che forniscono alle vittime, mantenendo l'anonimato, un sostegno psicologico e giuridico. Alle donne che chiedono aiuto vengono indicate le strutture pubbliche e private che occupano il territorio circostante. La rete si avvale di un servizio multilingue, attivo 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno. Dà una prima risposta immediata alle vittime e contribuisce all'emersione delle richieste di aiuto. L'aiuto è consacrato e sostenuto dall'art. 1 del decreto legislativo n. 165/2001.
Mi sento in dovere di lasciare qui il link della pagina ufficiale qualora qualcuno ne avesse bisogno:
Un'altra forma di sostegno per le donne vittime di violenza è il reddito di libertà erogato direttamente dall'INPS il quale ha pubblicato nella circolare 166 dell'8 novembre 2021 le istruzioni complete e il modello richiesto per il bonus. Come notiamo gli interventi legislativi concreti non sono tanti ma non sono neanche carenti, è carente, come già affermato prima, la giusta educazione. Si potrebbe proporre su iniziativa da parte dei cittadini la messa in atto di istituti educativi sociali volti a educare i/le bambini/bambine affinché vengano formati dei cittadini 'modello' i quali portano massimo rispetto nei confronti dell'altro, soprattutto della donna, vista non solo come procreatrice ma come essere umano che ha gli stessi attributi e diritti dell'uomo, non solo riguardo la violenza di genere, quindi difenderla dai mali più atroci, ma anche nell'ambito lavorativo. Attualmente notiamo che l'emancipazione della donna è ormai avviata seppur i pregiudizi e gli stereotipi nei suoi confronti sono ancora tanti, non a caso prima ho parlato della segregazione di genere. È possibile parlare dei tre blocchi/macigni sul lavoro delle donne secondo cui 'la scarsa partecipazione femminile nel mercato del lavoro costituisce un freno per le prospettive di crescita dell'economia italiana' afferma la Banca d'Italia rivelando i tre punti critici secondo cui una donna è meno propensa a fare carriera rispetto l'uomo:
-la scelta dei percorsi scolastici e il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro, con le ragazze che privilegiano indirizzi di studio associati a rendimenti inferiore in termini di occupazione, relativi sia alle possibilità di impiego sia alle retribuzioni;
- la mancata conciliazione tra vita lavorativa e vita privata (familiare), i figli vengono visti come un 'censura' e ciò spinge molte donne a rinunciare alla propria collocazione lavorativa;
-la progressione di carriera più lente, tutti elementi che possono derivare da scelte professionali meno premiate.
La ministra Eugenia Roccella per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità ha rimarcato che il 'contributo femminile è fondamentale per la crescita e lo sviluppo del nostro paese perché le donne sono portatrici di una differenza che è ricchezza'. È importante coinvolgere le imprese e le associazioni private per costruire delle reti più spaziose. La complessità del fenomeno è piuttosto evidente e quindi si richiede un'ampia e coordinata azione da parte della politica, occorrerebbe il potenziamento della rete di asili nido e scuole dell'infanzia sul territorio fino ad approdare a un maggior utilizzo del congedo parentale verso il padre fino alla presenza femminile in professioni più redditizie.
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Work or home? Casa o lavoro?
No, the choice is not just up to you. No, la scelta non dipende solo da te.
Nello specifico, in Italia, alle donne viene offerto il lavoro part-time anche se non è ciò che realmente vorrebbero. Migliorare la conciliazione fra vita familiare e lavorativa rappresenta uno dei principali obiettivi per fare esprimere a pieno il potenziale femminile nel mondo del lavoro in modo tale da migliorare la produttività delle aziende pubbliche e private. Le politiche del ministero si pongono l'obiettivo di introdurre nuove norme di tutela attraverso azioni in grado di cambiare approccio culturale. L'istituzione di una Commissione sulla conciliazione lavoro-famiglia verrà istituita presso il Ministero e la cui attività sarà finalizzata a individuare le azioni che potranno essere introdotte con lo scopo distinguere quelle che possono essere attuate a titolo oneroso da quelle per le quali sarà necessario sostenere dei costi. I lavori della Commissione potranno essere svolti grazie alla coerenza e collaborazione del Ministero del Lavoro, il Dipartimento di Pari Opportunità, il Dipartimento della Famiglia e la Rete delle Consigliere di Parità e naturalmente esperti con competenze giuridiche, sociologiche ed economiche non possono mancare. Il progetto LaFemme (il Ministero ha affidato alla sua agenzia tecnica, Italia Lavoro alla realizzazione di questo progetto) si propone di offrire servizi di formazione e consulenza per la promozione di conciliazione di vita lavoro e vita privata. L'iniziativa è stata inserita anche nelle politiche europee che ha designato il 2014 come Anno Europeo per la Conciliazione: la domanda sporge spontanea, è stato davvero così? La Legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro aveva previsto l'introduzione di incentivi per tutte quelle aziende che avessero assunto donne di qualsiasi età, prive di impiego da almeno ventiquattro mesi. Questa misura, attivata nel 2013, ha consentito l'assunzione di circa 6500 donne, di cui 4500 nel Mezzogiorno. Sul fronte dell'imprenditoria femminile, il Ministero del Lavoro in coerenza con le Politiche Sociali ha sostenuto la campagna istituzionale 'Riparti da te! Bella impresa essere donna', messa in atto dall'Ente Nazionale per il Microcredito.
'Negli occhi hanno gli aeroplani, per volare ad alta quota, dove si respira l'aria e la vita non è vuota'
cit. Zucchero
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Fin ad ora ci pare abbastanza chiaro i cambiamenti e l'emancipazione femminile, come sia cambiato il modo di vedere la donna e come quest'ultima abbia lottato per ottenere tutti i diritti dei quali godiamo oggi. Lavoro, conciliazione tra vita lavorativa e privata, leggi volti a difendere la donna nell'ambito lavorativo e nella violenza domestica, però vi è ancora un problema da presentare e cioè la donna che pur di mettere il piatto in tavola non ha altra scelta che prostituirsi, la cosiddetta 'Donna, ragazza deviante'.
Secondo la pubblica opinione a loro piace il lavoro che praticano perché è così facile 'aprire le gambe'. 'Andate a lavorare', 'Pensate a pulire casa vostra' dicono gli uomini e purtroppo anche le donne stesse non sapendo cosa potrebbe esserci dietro la storia di ogni singola prostituta. Lo Stato però lo sa, lo Stato ha il dovere di rendere efficaci gli interventi che contrastano la prostituzione e di pubblicizzare e sensibilizzare i cittadini e l'opinione pubblica inerente a questo argomento. In realtà la prostituzione in Italia non costituisce un vero e proprio reato, è però di non bella veduta a livello etico e morale. La prostituzione in Italia è vista come lo scambio di servizi sessuali per denaro ed è lecita se vi è volontà da entrambi le parti e se non vengono eseguiti in un luogo pubblico, tuttavia, i bordelli vengono aboliti nel 1958 dalla Legge Merlin. La giurisprudenza non costituisce un reato non viene visto neanche come un vero e proprio lavoro, dal 2000 però è stata definita dalle sentenze come attività economica 'lecita', anche definita come attività normale se consenziente da entrambi le parti. La legge attuale vuole trovare un compromesso tra l'art 2 (diritti inviolabili dell'uomo) e l'articolo 41 (libertà di iniziativa economica entro i limiti di legge) della Costituzione. La prostituta può rifiutare la prestazione sessuale anche dopo il pagamento da parte di chi avrebbe voluto ottenere il servizio sessuale e se, quest'ultimo insiste potrebbe subire l'accusa di violenza sessuale. Questo tema è molto delicato perché siamo in una zona grigia tra legalità e semi-illegalità costituita da non punibilità perché questo fenomeno viene visto come un problema del sistema sociale caratterizzato da estreme povertà, le quali 'impongono' le donne a mettere in vendita il proprio corpo, ragazzine 'baby-squillo' che non hanno neanche 14 anni di età e non hanno neanche il tempo di maturare l'idea che quella sia una scelta sbagliata. Si esprime anche la Corte Suprema di Cassazione riguardo l'obbligo di versare o meno le tasse da parte della prostituta in proprio (in forma di anonimato) poiché la professione sessuale in proprio rientrerebbe nell'attività di 'servizi alla persona'. La professione di accompagnatrice che risulta nell'elenco delle 3000 attività soggette a imposizione. Questo argomento fa discutere parecchi esperti delle politiche, della sociologia e della pedagogia e sicuramente divide l'opinione pubblica in due o più confini diversi. Vi è da ribadire che la legge non lo vede come reato ma neanche sostiene questo 'lavoro' a 360 gradi rispetto tutti gli altri lavori pienamente legittimati e sostenuti.