Donne: Ieri, Oggi e Domani
Fem-Powerment
Radici, evoluzioni e conquiste del ruolo femminile nella società contemporanea
Il Progetto:
a cura di Michela Di Giampietro
- FEM-EMPOWERMENT
Il progetto FEM-POWERMENT nasce da cinque studenti iscritti al terzo anno del Corso di Studio in Servizio Sociale (L-39) dell'Università degli Studi "G. D'Annunzio" Chieti - Pescara. Il Progetto è stato sviluppato nell'ambito dell'insegnamento di Sociologia giuridica, sostenuto nel secondo semestre dell'anno accademico 2022-23 dal Prof. A. Pitasi.
FEM-POWERMENT vuole ricostruire la storia del cambiamento del ruolo della donna nella società. Analizzando diversi aspetti del rapporto di questa figura con la collettività, il progetto riprende principalmente un percorso recente in termini legislativi, statistici e demografici, ma approfondisce anche la questione del ruolo sociale a partire dalla Seconda Rivoluzione Industriale.
Lo shooting script del progetto è stato ispirato dal libro La Grande Fuga di Angus Deaton (2013). Deaton vuole riportare nel suo saggio la fuga dalla povertà, dalla deprivazione e dalla morte precoce come costante nella storia dell'umanità. In maniera molto dettagliata e documentata, l'autore analizza le azioni che nella storia dell'umanità sono state intraprese per rendere l'esistenza dell'uomo meno dura. L'autore restituisce l'incessante oscillare tra progresso e disuguaglianza: non si parla qui solo di denaro, ma anche di salute, di felicità, e della possibilità di vivere abbastanza a lungo per godere delle opportunità della vita. Il libro prende le mosse dall'omonimo film del 1956, che racconta la fuga di un gruppo di prigionieri di guerra durante il secondo conflitto mondiale, ispirato alle imprese di Rogers Bushell: al terzo tentativo egli scappò con 250 prigionieri attraverso una serie di tunnel. Come sottolinea lo stesso Deaton nella sua introduzione, nel film l'accento non cade sull'insuccesso dell'impresa, quanto sull'insaziabile desiderio umano di libertà, sulla ricerca della possibilità di condurre una vita buona e degna di essere vissuta. Questo desiderio induce a tentare di conquistare la propria indipendenza anche nelle circostanze più difficili.
Il desiderio di fuggire è sempre stato presente nell'uomo ma non ha mai trovato soddisfazione, in quanto la fuga lascia dietro di sé sempre disuguaglianza e divario tra fasce della popolazione. Infatti, ogni grande fuga richiede un sacrificio, così come nel film già citato in precedenza tanti sono morti per permettere ai propri compagni di fuggire. Come sottolineato da Deaton, per condurre una vita buona non bastano la salute, che costituisce il benessere fisico e psicologico, e un po' di denaro, parlando invece di benessere materiale. La fuga dalla deprivazione dovrebbe comprendere un'istruzione migliore, la capacità di partecipare alla vita pubblica in modo più pieno e un'attenzione particolare anche per quanto riguarda il benessere emotivo. Anche in questi ambiti nel corso degli ultimi decenni sono stati fatti notevoli passi avanti, come ad esempio la riduzione dell'analfabetismo e la crescita della libertà politica e d'espressione. La vita sta diventando più facile in molte parti del pianeta, soprattutto dal punto di vista delle opportunità. Oggi, la speranza di vita è ancora in crescita per effetto dei progressi in campo medico e dei cambiamenti nello stile di vita.
Allo stesso modo, la fuga della donna dal suo ruolo di costrizione e sottomissione all'uomo è stata caratterizzata da un percorso lungo e difficile. La donna oggi è lavoratrice e cittadina, la sua forza lavoro, da sempre esistita nella storia ma non sempre riconosciuta, oggi ha un importante peso in piena società industrializzata, soprattutto da un punto di vista economico e produttivo.
Fino alla Rivoluzione francese, attore della vita politica era esclusivamente l'uomo, il padre di famiglia, il quale si trasformava in cittadino e in suddito del potere politico. Le donne, i figli e gli schiavi non erano cittadini perché i loro diritti erano sottomessi dal potere paterno. La storica differenziazione che ha sempre sostenuto la possibilità degli uomini di partecipare alla vita pubblica e che, dall'altro lato, ha negato la stessa opportunità alle donne partiva da una semplice distinzione biologica e si allargava a tutti i campi della società, partendo dalla famiglia, per sostenere una differenza naturale tra i due sessi tale da impedire alle donne le realizzazioni civili, gli impieghi, l'istruzione e la politica. I due sessi erano chiamati a svolgere attività specifiche e imposte dalla società e nessuno dei due poteva uscire dalla propria sfera: era questo il modello di riferimento sociale. Da questo stato della cose che imponeva una netta divisione tra i ruoli e i compiti sociali, la donna dovrà lottare per il suo riconoscimento nella società, un riconoscimento che le permetta di conquistare e di difendere i suoi diritti. Il diritto di cittadinanza per le donne è stato richiesto formalmente da Condorcet (Ribemont, 17 settembre 1743 – Bourg-la-Reine, 29 marzo 1794), uomo politico francese, nel 1790, ma le donne dovettero conquistarsi il diritto di essere considerate cittadine a pieno titolo. Fu una battaglia sofferta, caratterizzata da passi in avanti e arretramenti poiché legata alla condivisa divisione del ruolo tra i due sessi insita nella famiglia e nella società.
In Italia, i primi passi della grande fuga della donna verso un riconoscimento del proprio ruolo politico pari a quello degli uomini si sono sviluppati nella seconda metà del secolo scorso.
Per la prima volta nella storia italiana, il 1° febbraio 1945 viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n. 23 che estende il diritto di voto alle donne. In Italia le donne hanno votato per la prima volta il 2 giugno 1946, quando è stara scelta la Repubblica come forma di governo.
La Costituzione della Repubblica Italiana (1947), all'articolo 3, sancisce che Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso […]. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Nonostante queste due grandi conquiste, il percorso per una effettiva emancipazione dal ruolo e dalla volontà dell'uomo ha richiesto tanto tempo e tante lotte, poiché il processo di emancipazione femminile è stato ed è ancora oggi un evento soprattutto culturale. Esso si realizza nei confronti di tutto il complesso di valori, tradizioni, convenzioni e modelli di comportamento, ricevuti dal passato e concretizzati in una cultura secolare. In particolare, lo status della donna nella società e nella famiglia oggi è in crescente trasformazione come effetto del continuo cambiamento che attraversa la società globale. Oggi per emanciparsi la donna dispone del lavoro e dell'istruzione, che verranno analizzati nella stesura di questo progetto.
Riferimenti
· A. Deaton, La Grande fuga, Il Mulino, 2015
· L'arengo del viaggiatore, 2015 (larengodelviaggiatore.info)
Introduzione alla Sociologia Giuridica:
Tra le tre scienze giuridiche troviamo
la teoria generale del diritto, la filosofia del diritto e la sociologia
giuridica (o sociologia del diritto). La teoria generale del diritto si
occupa della validità del diritto. Essa cerca di
determinare i principii fondamentali nei quali può essere compreso qualsiasi
ordinamento giuridico, sancendo il principio che una tale teoria debba
contemplare una molteplicità di teorie generali e prevedendo all'interno dei
singoli ordinamenti il riconoscimento della pluralità delle fonti, che richiede
un rinnovato impegno della scienza per rintracciare l'unità dell'esperienza
giuridica. È la disciplina che si occupa degli aspetti che sono comuni a molti
diritti (ossia, generali in senso debole) oppure comuni a tutti i diritti (ossia,
generali in senso forte).
La filosofia del diritto è la disciplina che indaga la complessa fenomenologia dell'esperienza giuridica, ricercandone il senso profondo attraverso una riflessione sul fondamento del diritto e dell'idea di giustizia, sulla natura della legge, sui rapporti del diritto con la morale e la politica, l'economia e la società, sui meccanismi di legittimazione e delegittimazione dello Stato, sui presupposti logici che sorreggono la pretesa di una conoscenza scientifica del diritto e sulle metodologie argomentative che ne scandiscono il funzionamento quotidiano. Questa disciplina ha densissimi risvolti soggettivi che la rendono meno strategica rispetto all'asse validità-efficacia.
Nella storia, infatti, si è visto il diritto farsi sempre più astratto, artificiale, positivo, concettuale al punto da poter essere definito la matematica della società negli scenari in cui demografia, tecnologia e sviluppo concorrono con l'espansione legislativa alla riprogettazione dell'ordine mondiale in cui anche il Welfare e le sue policies e i suoi servizi vengono ripensati e riprogettati.
Con l'espressione sociologia giuridica si indica una disciplina di studio dei rapporti tra diritto e società. Essa è nata e si è sviluppata con una sua fisionomia propria, caratterizzata dal fatto che si occupa di due ordini di problemi diversi anche se strettamente collegati, analizzati da Renato Samuele Treves (Torino, 6 novembre 1907 – Milano, 31 maggio 1992), filosofo e sociologo italiano, leader della sociologia giuridica in Italia. Il primo è il problema della società nel diritto, cioè dei comportamenti e degli atteggiamenti degli individui e dei gruppi che attuano o non attuano le regole del diritto; il secondo problema riguarda il diritto nella società, cioè della posizione che occupa, della funzione che svolge e del fine a cui tende il diritto nella società stessa. Essa ha per oggetto anzitutto lo studio dell'uso di alcuni concetti o strumenti sociologici o prevalentemente sociologici, che viene fatto o può esser fatto per l'analisi dei fenomeni giuridici. La sociologia del diritto è la scienza che studia il diritto come modalità d'azione sociale. Attraverso i concetti, gli apparati teorici e i metodi di ricerca propri della sociologia, la sociologia del diritto indaga su come il diritto influenzi l'azione sociale e ne venga influenzato. La sociologia del diritto ha radici antiche anche se è stata riconosciuta come disciplina di studio universitario solo recentemente, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale. Fra le dottrine giuridiche, una visione sociologica del diritto emerge soprattutto dalle concezioni antiformalistiche, secondo cui il diritto viene dalla società e con essa si evolve.
Eugen Ehrlich (Czernowitz, 14 settembre 1862 – Vienna, 2 maggio 1922) è stato un sociologo austriaco del diritto e professore presso l'Università di Czernowitz. Egli è riconosciuto come il vero fondatore della sociologia giuridica e, in polemica con il dogmatismo giuridico e con il formalismo giuridico di Hans Kelsen, preferisce parlare di diritto vivente. I rapporti sociali come il matrimonio, la famiglia, le associazioni, il possesso dei beni materiali, preesistono al diritto, non sono creati da esso. La norma giuridica nasce da fenomeni sociali ed è condizionata da essi. Lo Stato non è il creatore del diritto, ma è un organo della società, che contribuisce al corretto funzionamento di essa. Ehrlich è quindi difensore del modello antropologico del diritto, sostenendo che il diritto è valoriale e situazionale, poiché nasce e si adatta alla cultura nel quale viene applicato.
Hans Kelsen (Praga, 11 ottobre 1881 – Berkeley, 19 aprile 1973), giurista e filosofo austriaco, ha invece una concezione più matematica e oggettiva del diritto. Fondamentale per conoscere il suo pensiero è il libro La dottrina pura del diritto, pubblicato in due diverse edizioni, entrambe pubblicate a Vienna, la prima del 1934 e la seconda del 1960. Nonostante il titolo fosse lo stesso, il contenuto delle due opere era cambiato, ma l'idea centrale del suo pensiero rimase una dottrina pura del diritto, separato da sfere estranee quali la natura, la morale, l'etica, la sociologia e la politica. Kelsen spiega che il diritto è un fatto sociale, un fenomeno che vive all'interno della società; la vita della società a sua volta è una delle tante espressioni della natura, che si presenta attraverso una serie di fatti privi di significato. Il diritto qualifica questi fatti con le norme.
Le norme sono di tre tipi: giuridiche, isotropiche e sociali. Le norme giuridiche sono regole legittimate dal diritto valido che prevedono sanzioni in caso di inosservanza (Costituzione, Leggi, Decreti, Regolamenti). Le norme isotropiche non prevedono sanzioni, ma permettono di evitare conseguenze dannose per sé e per gli altri (es. non ingerire prodotti per la pulizia). Sono norme basate su leggi scientifico-tecniche, come leggi di natura, leggi fisiche e chimiche. Le norme sociali non prevedono sanzioni formalizzate di tipo giuridico, ma sono ambigue in quanto ci si potrebbe trovare allontanati, marginati o sanzionati informalmente per un comportamento che non si considera deviante da una società che invece lo considera tale. Non ha un sistema formalizzato di ciò che è a norma e di ciò che non lo è, sono regole basate sul senso comune sprovviste di formalizzazione giuridica. Kelsen cerca di limitare questa ambiguità. Infatti, le norme sociali riguardano l'etica, ma se le leggi positive funzionano, l'etica e le norme sociali non servono, non devono integrare o coprire nessuna mancanza. Secondo Kelsen, il diritto positivo si concretizza nel diritto internazionale in quanto basato su norme universalmente valide e indipendenti da ogni sorta di condizionamento culturale. Il diritto internazionale, ovvero la sommatoria degli ordinamenti giuridici nazionali, non è il diritto sovranazionale, ossia l'ordinamento sovranazionale legittimato dagli ordinamenti nazionali ma da questi indipendente.
Quindi, come emerge anche dal manuale Evoluzione e Conoscenza di Andrea Pitasi, la sociologia giuridicaè una disciplina specifica tra le scienze giuridiche e sociali. Essa è l'addetta allo studio, teorico o empirico, dell'efficacia del diritto e di tutti quei processi, sistemi o modelli che su tale efficacia impattano. Tra le scienze sociali, la sociologia giuridica è la sola a occuparsi dei risvolti valoriali, comportamentali, di azione e istituzionalizzazione che cercano di dare radici sociali alla produzione del diritto. Anche la sociologia giuridica ha sue branche pratiche e professionali, prima fra tutte la criminologia come analisi e gestione pratica delle fasi operative a valle dei processi specifici del sistema e dell'ordinamento giudiziario. La sociologia giuridica si occupa dunque del rapporto valori/istanze valoriali e sociali da un lato e produzione sistemica del diritto dall'altro. Treves è stato importante per la nascita della sociologia giuridica in Italia per aver cercato di tradurre studiosi stranieri e per aver gettato le fondamenta della disciplina: in particolare, suggerisce la fondamentale circolarità tra teoria, ricerca empirica e agenda setting di policy. La sociologia del diritto è scienza in cui si formalizzano gli strumenti interdisciplinari tra scienze giuridiche e sociali per l'analisi degli scenari progettuali globali per lo sviluppo dell'ordine mondiale. Nel pianeta divenuto interconnesso, la norma giuridica locale si rivela un ossimoro e la sociologia giuridica che intende il diritto nell'ottica di Kelsen offre ordinamenti più emancipati da usi e costumi sociali.
Infatti, la globalizzazione è un fenomeno giuridico prima che tecnologico e il progresso è la sequenza irregolare di salti evolutivi da una condizione di complicatezza a una di complessità. L'essere umano è complesso perché sempre in evoluzione attraverso forme temporanee sia nel macrocosmo che nel microcosmo. A volte poi l'evoluzione accelera dando vita a salti evolutivi durante i quali il macrocosmo dirompe nel microcosmo: esso viene percepito come presenza ma con fatica elaborato in quanto le categorie percettive e cognitive non sono adatte a farlo. Il diritto è positivo, astratto, artificiale, globale, obiettivo, intangibile e formalizzato. È progettato dal Legislatore per ridurre turbolenze e ingerenze morali/ideologiche soprattutto locali che possano ridurre il diritto a movimentismo sociale o slogan politico-partitico. Questa è la trappola in cui cade il diritto: una differenziazione e proliferazione dei diritti venduti allo scoperto in cambio di voti politici. La sociologia giuridica e la teoria generale del diritto hanno il compito di fondare il rapporto validità-efficacia del diritto al minor livello possibile di indecidibilità (Evoluzione e conoscenza, A. Pitasi).
Riferimenti
· Enciclopedia Italiana (treccani.it)
· A. Pitasi, Evoluzione e Conoscenza, Tabedizioni, 2021
· Il sintagma discontinuo (ilsintagmadiscontinuo.wordpress.com)
Gli Strumenti Utilizzati:
- IL CICLO LEDDET
Il Ciclo LEDDET (A. Pitasi) è un modello di analisi amorale e sistemico che descrive le trasformazioni sociali a impatto globale in termini evolutivi. Esso prevede quattro fattori, che analizzano l'evoluzione del fenomeno partendo da concetti diversi, ma che si rivelano essere interconnessi:
- "LE" → Legislate expansion (espansione legislativa);
- "D" → Demography (demografia);
- "DE" → Development (sviluppo);
- "T" → Technology (tecnologia).
Il progresso viene definito come l'acquisizione da parte dell'umanità di forme di vita migliori e più complesse, associate all'ampliamento del sapere, delle libertà politiche e civili, del benessere economico e delle conoscenze tecniche (definizione di Oxford Languages).
Come già detto, nel libro La grande fuga, il progresso è un salto evolutivo, collegato alla crescita di molteplici fattori, quali il reddito, la salute, le opportunità, l'istruzione, ecc. Allo stesso tempo però, nel realizzarsi porta con sé disuguaglianze e divergenze tra categorie e fasce della popolazione.
Allo stesso modo, nel Ciclo LEDDET i termini progresso e disuguaglianza sono interconnessi. Il progresso può essere classificato come cambiamento non lineare, con valore migliorativo ma in modo discontinuo. Senza un breve periodo di disuguaglianza non c'è progresso; infatti, un incremento di disuguaglianza nel breve periodo può sviluppare nel lungo termine progresso sociale. Ad esempio, lo sviluppo di una nuova tecnologia o di un farmaco salvavita ha inizialmente riscontro nelle classi più abbienti della società; successivamente, a volte anche migliorato, ottiene consenso nel resto della popolazione in quanto le modalità di accesso al prodotto vengono adattate. Tuttavia, una disuguaglianza cristallizzata crea invece un peggioramento della società in quanto essa non sarebbe più capace di progredire e di svilupparsi. Possiamo dividere il cambiamento in:
- shift, ovvero il cambiamento che ha un impatto minimo e transitorio;
- shock, ovvero il cambiamento che ha un impatto radicale.
Seguendo la traccia del Ciclo LEDDET, il progetto analizza l'evoluzione del ruolo della donna e la sua conquista di potere e opportunità nella società secondo i seguenti punti:
- Legislazione (a cura di Mattea Vitulano), a partire dalle leggi in vigore oggi in Italia. È chiaro che le società sono caratterizzate da continui cambiamenti i quali ovviamente hanno investito anche la parte legislativa sul tema della donna, portando ad una maggiore emancipazione di questa figura rispetto al passato. Purtroppo in alcune parti del mondo ancora non è così poiché la donna viene ancora vista come un oggetto, collocata in condizioni di inferiorità e senza diritti. Nel paragrafo sulla Legislazione presente nel nostro sito web vediamo come in Italia è possibile parlare di alcune leggi le quali hanno lo scopo di tutelare le donne, le mamme e i loro bambini, dai casi più estremi (come i casi di violenza domestica). Inoltre, è doveroso sottolineare che in Italia la donna è ancora molto svantaggiata rispetto all'uomo ed è poco tutela soprattutto dal punto di vista lavorativo, non solo in quanto mamme che devono conciliare i tempi di cura della famiglia con quelli lavorativi (come dimostrano anche le foto utilizzate per rimarcare questo concetto), ma proprio in quanto donne, vittime ancora di una visione societaria che le vede seconde rispetto al genere opposto. Tuttavia, è possibile notare dal paragrafo che nel corso del tempo, soprattutto dal secondo dopoguerra ad oggi, ci sono stati diversi cambiamento di emancipazione, anche se la strada rivoluzionaria a livello legislativo è ancora molto lunga da affrontare;
- Demografia (a cura di Davide Di Francesco), a partire da alcuni dati reperiti dall'Istituto nazionale di Statistica (Istat) per quanto riguarda il mondo del lavoro e l'istruzione, passando successivamente attraverso gli ambiti della salute, della partecipazione politica e la vita all'interno delle famiglie. Lo studio demografico riguarda l'epoca contemporanea (dal 2006) ed analizza problemi ed evoluzioni del ruolo sociale della donna nei vari ambiti sopracitati, in Italia e non solo;
- Sviluppo (a cura di Erika Rocci), analizzando, partendo dal confronto di foto di ieri e di oggi, i cambiamenti avvenuti nel campo dell'istruzione, del lavoro e dell'immaginario sociale (es. opportunità, vestiario e tempo libero). Per dimostrare l'esito del lungo processo di emancipazione femminile abbiamo cercato, appunto, di immortalare alcune delle immagini più rappresentative (avvalendoci di strumenti tipici della fotografia amatoriale: macchine fotografiche / smartphone) della "condizione" della donna nei suoi diversi ambiti di vita del presente, attraverso una metodologia prettamente fenomenologica: recandoci direttamente nelle strade, negli edifici (pubblici e privati), nel mezzo di manifestazioni, nei luoghi di lavoro e di istruzione presenti sul territorio abruzzese, con il fine di ottenere una conoscenza il più possibile immediata e pragmatica dei fenomeni sociali con focus centrato su quelli che coinvolgono le donne nella vita di tutti i giorni;
- Tecnologia (a cura di Wiktoria Malisiewicz), partendo dalla Rivoluzione industriale e analizzando le dinamiche di cambiamento e di sviluppo. Infatti, l'attenzione posta nello studio della Rivoluzione industriale parte dalla trasformazione della visione del mondo da parte dell'uomo, dovuta alla sviluppo della tecnologia e alla nascita di macchinari che possano aiutare l'uomo. In questa parte viene analizzata l'entrata delle donne nel mondo del lavoro, iniziando dalle lavoratrici delle fabbri tessili, fino ad arrivare al periodo delle due guerre del 900 nel quale la donna si è ritrovata a dover sostituire l'uomo in qualsiasi lavoro, in quanto quest'ultimo si trovava in guerra. Infine, partendo da alcune immagini e citazioni, vengono analizzate le principali fasi di trasformazione del ruolo della donna nell'ambito lavorativo e dell'istruzione, come per gli esempi di Lidia Poet e di Samantha Cristoforetti.
Infine, nella sezione Conclusioni, il team ha sviluppato delle proposte per il futuro, elaborate partendo dai temi trattati con il Ciclo LEDDET e dalle problematiche comuni e concrete emerse nel corso della stesura del progetto.
- L'USO DELLE IMMAGINI
Per la stesura del progetto, il team si è avvalso dell'utilizzo di tecniche visuali, per poter fotografare e riportare i principali concetti. È importante sottolineare che anche una serie di foto può costituire un concetto, l'importante è avere chiara la sequenza. Bisogna individuare l'obiettivo del nostro mirino sociologico, da questo si costruisce e si sviluppa la fotografia.
Sia nella ricerca qualitativa che in quella quantitativa ciò che conta è la stringa metodologica o operativa, ovvero lo schema base della ricerca delle scienze sociali e politiche; essa è quella che collega il concetto, la sua definizione operativa, gli indicatori e le variabili. Questo vale sia per il lavoro con i dati statistici che con la fotografia., infatti, il linguaggio numerico e il linguaggio visuale sono le due forme di comunicazione della scienza a livello più astratto.
Il nostro lavoro si è sviluppato dal concetto alla variabile. La foto può essere usata anche come indicatore, è il caso delle foto stimolo per cui da una foto si arriva ad una intervista, ad una critica o ad una interpretazione. Per il nostro progetto, in particolare nella parte di analisi dello Sviluppo e della Tecnologia, la foto è il prodotto finale. Il terreno falso (concetto della fotografia) è il processo per cui si va a costruire l'immagine fotografata e, in questo caso, la foto non ha valore. Nella ricerca sociologica, invece, è possibile sfruttare il terreno falso perché è importante che dalla foto traspaia il concetto, che essa sia spontanea o costruita, si tratta in questo caso di un uso simbolico delle immagini e di un messaggio concettualmente costruito. Si possono costruire immagini a livello simbolico attraverso le figure retoriche (es. metafora e ossimoro).
Un altro strumento utilizzato è il visual essay, ovvero una sequenza di fotografie o altre immagini che possono essere: originali, scattate e/o create da sé; oppure trovate ed elaborate con software appositi. Quando messe insieme, queste immagini offrono un commento su un argomento specifico, svolgendo la funzione di spiegazione o discussione visuale. In particolare, nella parte di analisi dello Sviluppo, sono state messe a confronto immagini del passato e del presente che vedono la donna ritratta in diversi ambiti, proprio per sottolineare il cambiamento che è avvenuto nel suo ruolo (o nei suoi diversi ruoli) nel corso degli anni.
Per quanto riguarda le foto, abbiamo creato nel sito una sezione apposita chiamata Galleria Fotografica, nella quale attraverso la metodologia empirica propria della sociologia visuale, di cui parleremo più sotto, abbiamo riportato delle immagini rappresentative e attuali di come si è evoluto il ruolo della donna, nelle varie dimensioni sociali, e di come questo ruolo sia visto e abbia significato oggi.
A Proposito di Sociologia Visuale:
Tutti questi strumenti rientrano nell'ambito della Sociologia Visuale.
I sociologi nordamericani, prima del 1984, avevano già sviluppato un interesse e una pratica nei confronti dell'uso delle immagini e della visualizzazione dei dati nel loro lavoro. Utilizzavano fotografie, film, documentari e altre forme di rappresentazione visiva per indagare e comprendere i fenomeni sociali. Questo approccio innovativo permetteva loro di catturare aspetti della realtà sociale che non erano facilmente accessibili attraverso i tradizionali metodi di ricerca sociologica.
Infatti, attraverso gli strumenti della Sociologia Visuale, i sociologi nordamericani erano in grado di documentare e analizzare visivamente diversi aspetti della vita quotidiana, delle interazioni sociali, delle strutture di potere e dei processi culturali. Mattioli, consapevole dell'importanza di questa prospettiva innovativa, ha introdotto il termine visual sociology nell'italiano Sociologia Visuale, per designare l'uso delle immagini come strumento di indagine e analisi sociologica. Pertanto, il 1984 rappresenta un momento cruciale nella storia italiana in cui la Sociologia Visuale è stata formalmente introdotta e riconosciuta come un campo di studio autonomo. L'adozione di questa prospettiva visuale ha ampliato le possibilità di indagine e ha contribuito a una maggiore comprensione delle dinamiche sociali attraverso l'uso delle immagini come strumento di ricerca.
Lavorare con le immagini all'interno del campo della sociologia offre molteplici vantaggi e opportunità. In primo luogo, nella società contemporanea, i media visivi e i messaggi visuali hanno un ruolo dominante nelle comunicazioni di massa. Le immagini sono onnipresenti nei giornali, nelle riviste, sulla televisione, sui social media e altrove. Quindi, la sociologia visuale consente di analizzare e comprendere meglio l'impatto di queste immagini sulla cultura, sull'opinione pubblica e sui processi sociali. In secondo luogo, le immagini offrono una forma unica di dati.
Da un lato, sono tangibilmente oggettive, poiché ciò che viene catturato da una fotocamera o registrato da una telecamera rappresenta un'immagine fisica di qualcosa che è accaduto in un determinato momento. Le immagini possono documentare eventi, luoghi, oggetti e persone in un modo che può essere registrato e analizzato in seguito. Pertanto, le immagini possono fornire prove concrete e tangibili che possono essere utilizzate nella ricerca sociologica. Dall'altro lato, le immagini sono irriducibilmente soggettive. L'angolazione, il framing, la composizione e altre scelte fatte dal fotografo o dal regista influenzano la rappresentazione e la percezione dell'immagine. Ogni immagine riflette il punto di vista e l'attenzione di chi la crea. Questo aspetto soggettivo delle immagini può offrire importanti spunti per comprendere l'esperienza e la prospettiva dei soggetti dell'immagine stessa. Le immagini possono catturare emozioni, gesti, espressioni facciali e altri dettagli che possono arricchire la nostra comprensione dei processi sociali e interpersonali.
La sociologia visiva si occupa dell'integrazione dell'analisi e della produzione della rappresentazione visiva nello studio delle relazioni sociali. Al centro di questa disciplina si trova l'immagine, che, indipendentemente dalla sua origine, rappresenta qualcosa di significativo per gli esseri umani. Le immagini, infatti, possono assumere molteplici significati e funzioni, ad esempio possono veicolare ideologie o esprimere dichiarazioni personali. Tuttavia, indipendentemente dalla loro natura, le immagini possono sempre essere considerate dati che possono essere utilizzati per diversi scopi.
Queste possono essere analizzate e interpretate per comprendere le dinamiche sociali, culturali e politiche di una determinata società o gruppo. Possono fornire informazioni sulle norme, i valori, le pratiche e le rappresentazioni simboliche presenti in una data comunità.
Le immagini sono strumenti potentissimi nella comunicazione umana perché riescono a condensare un'enorme quantità di informazioni in una singola visualizzazione o rappresentazione visiva. Le immagini possono trasmettere dettagli complessi e sottintesi che sarebbe difficile esprimere con il solo linguaggio verbale. Questa capacità di sintesi visiva rende le immagini estremamente preziose nel processo comunicativo. Attraverso l'uso delle immagini, i sociologi visivi cercano di ottenere una comprensione più completa e multidimensionale dei processi sociali. Le immagini possono rivelare aspetti impliciti o non facilmente osservabili della realtà sociale, offrendo una prospettiva unica e stimolante per la ricerca sociologica. Inoltre, i sociologi visivi utilizzano le immagini come mezzo di comunicazione per condividere i risultati delle loro ricerche con il pubblico. Le immagini, in quanto linguaggio visivo universale, hanno il potenziale di raggiungere e coinvolgere una vasta gamma di persone, superando le barriere linguistiche e culturali. Le immagini possono essere utilizzate dai sociologi o dai ricercatori per suscitare emozioni, stimolare il dibattito e promuovere una comprensione più profonda delle questioni sociali.
Nel libro La sociologia visuale. Che cosa è, come si fa di Francesco Mattioli, l'autore riporta due concezioni della sociologia visuale. La prima è la concezione debole. In questa, non vi sono limiti o aree delimitate in modo rigido. Sono considerati contributi validi e rilevanti anche quelli provenienti da cineasti che realizzano film-inchiesta o da psicologi di gruppo che registrano il comportamento dei bambini. Ciò che determina l'area di competenza in questa prospettiva debole sono due elementi fondamentali: la dimensione sociale e l'esperienza visuale. Questo approccio aperto e flessibile permette di accogliere nuove esperienze e di ampliare costantemente il campo di indagine. È importante sottolineare che gran parte delle procedure e delle tecniche di ricerca della sociologia visuale sono state influenzate dall'antropologia visuale, che ha sviluppato esperimenti e si è consolidata sia a livello teorico che metodologico. Da un lato, il fotogiornalismo ha insegnato ai sociologi a entrare direttamente nei fatti e ad essere coinvolti nella realtà quotidiana. Dall'altro lato, la presenza attiva della sociologia accanto a giornalisti e filmmaker garantisce un approccio più accurato e interpretativo alle problematiche sociali affrontate. Quando la ricerca comporta la raccolta e la produzione di dati visivi, è fondamentale valutare la validità di tali dati rispetto al quadro concettuale e progettuale, tenendo conto anche dei requisiti iconografici delle immagini stesse. La sociologia visuale, nella sua concezione debole, può essere inclusa nella categoria dei visual studies, che comprende tutte le linee di ricerca che si occupano in vari modi dell'esperienza visiva o della produzione di conoscenza visiva. La concezione debole della sociologia visuale abbraccia un approccio aperto e flessibile che accoglie una vasta gamma di contributi provenienti da diverse discipline e campi di ricerca.
La concezione forte della sociologia visuale si differenzia dalla concezione debole in quanto impone limiti rigorosi a livello teorico e di impiego della disciplina. Secondo questa prospettiva, la sociologia visuale non può limitarsi a offrire contributi semplicemente illustrativi all'indagine sul campo, ma deve essere in grado di fornire informazioni aggiuntive che possano costituire un dato di ricerca autonomo, irripetibile con altri mezzi. Un altro aspetto importante della concezione forte è l'esigenza di sottoporre l'analisi visuale a un rigoroso esame metodologico. Ciò implica l'applicazione di principi e strumenti specifici per l'interpretazione e l'analisi delle immagini, garantendo un approccio scientifico e affidabile. Inoltre, la concezione forte della sociologia visuale richiede una delimitazione sia nel campo di applicazione che nelle modalità di frequentazione e di accesso alla disciplina. L'accesso alla sociologia visuale è riservato ai sociologi, intesi come scienziati sociali che operano secondo i referenti teorici propri della sociologia. In questo senso, la sociologia visuale si configura come un metodo o una tecnica di ricerca all'interno del più ampio contesto della sociologia, piuttosto che come una disciplina autonoma.
La sociologia visuale però, come sottolinea Mattioli, è caratterizzata dalla coesistenza di concezioni forti e deboli. Non esiste un modello teorico prevalente che sia universalmente accettato, ma diversi approcci teorici coesistono all'interno della disciplina. Per quanto riguarda la metodologia, è fondamentale che la ricerca sociologica segua i requisiti dell'indagine scientifica. Ciò implica l'esplicitazione dell'apparato teorico di riferimento e la definizione chiara dei concetti utilizzati. Inoltre, è necessaria la coerenza tra i concetti teorici e gli indici empirici utilizzati per misurarli, così come la giustificazione della scelta delle tecniche di raccolta dati. La trasparenza e la riproducibilità delle procedure utilizzate sono altrettanto importanti, insieme alla corretta valutazione logica dei dati ottenuti. Sebbene la concezione forte della sociologia visuale rivendichi un ruolo specializzato per la disciplina, è importante riconoscere che questo approccio potrebbe rischiare di limitare le sue potenzialità speculative e creative. L'accento posto sulla rigidezza teorica e metodologica potrebbe ridurre la flessibilità e l'apertura a nuove esperienze e approcci sperimentali che potrebbero arricchire la sociologia visuale.
Riferimenti
· Sociological Imagination Vol 38 No. 1/2 2001. Becoming a Visual Sociologist, by John Grady
· F. Mattioli, La sociologia visuale. Cosa è, come si fa, Bonanno, 2015